06/06/13

I Cani del Canile: Articolo di Valeria Rossi


"I cani sono animali dall’adattabilità pazzesca, capacissimi di dimenticare e di passar sopra anche alle peggiori esperienze." scrisse Valeria Rossi, non aggiungiamo altro e vi riportiamo l'articolo:

LINK: http://www.tipresentoilcane.com/2013/06/06/quei-complicatissimi-cani-del-canile/


di VALERIA ROSSI – Da allevatrice (ex allevatrice, a dire il vero… ma io mi sentirò allevatrice inside fino alla fine dei tempi), ovviamente sono convinta che la scelta migliore, specie per il neofita, sia quella del cane ben selezionato, allevato con amore e competenza, acquistato presso un Allevamento con la A maiuscola che non sia soltanto serio, ma anche in grado di abbinare il cucciolo giusto alla famiglia giusta.
Sono anche sicurissima che se tutti facessero questo tipo di scelta: a) il randagismo finirebbe nel giro di pochi anni e i canili si svuoterebbero; b) ci sarebbero in giro assai meno cani con problemi di salute e/o di carattere.
Purtroppo questa scelta la compiono ancora in pochi: o meglio, sarebbero pure molti, sulla carta… se non fosse che gli Allevatori veri & seri sono un numero infinitamente inferiore rispetto a quello dei cagnari che si autodefiniscono “allevatori” o (peggio ancora) che sono definiti tali dallo stesso ENCI.
Così la Sciuramaria ignara, convinta di andare nel migliore allevamento del mondo, torna a casa col cane dell’Est (magari strapagato), si incazza come una iena appena il cane comincia manifestare problemi di vario tipo e comincia a gridare ai quattro venti che gli allevatori sono dei criminali e dei ladri.
Non è colpa sua: lei ha perfettamente ragione, dal suo punto di vista. Le colpe sono di chi avrebbe modo, maniera e mezzi per fare informazione corretta (e magari per distinguere in modo chiaro gli allevatori dai canivendoli), ma non si sogna di farlo.
E siccome continua a non sognarselo da cent’anni… finisce che la Sciuramaria, quando il suo primo amico la lascia, annuncia ufficialmente al mondo intero che prenderà il suo prossimo cane in canile.
E qui si sente dire: “Ma sei pazzaaaa?!? Non sai che i cani del canile hanno tutti grossi problemi, il più delle volte irrimediabili? Con quello che hanno passato, povere bestie… non tornano mai ad essere cani normali! Per quei cani lì ci vogliono gli esperti, mica una persona normale!”
La Sciuramaria, a questo punto, resta spiazzata. E magari rinuncia proprio all’idea del cane.
rifugio2Ma hanno  ragione, coloro che mettono in guardia contro i “complicatissimi” cani del canile?
In minima parte sì, perché i casi difficili esistono (e andrebbero effettivamente affidati solo a persone esperte): ma da qui a pensare che questa sia la regola, ce ne passa!
In canile c’è pieno zeppo di cani normalissimi, che a volte non hanno neppure un passato particolarmente difficile (magari si sono semplicemente persi, o sono stati portati in canile dopo la scomparsa del loro umano, ma non hanno mai ricevuto maltrattamenti nè traumi), mentre altre volte l’hanno avuto, ma l’hanno brillantemente superato.
I cani sono animali dall’adattabilità pazzesca, capacissimi di dimenticare e di passar sopra anche alle peggiori esperienze.
Credo di avervi già parlato del rottweiler adottato da Vittoria Peyrani, un cane a cui il precedente proprietario aveva dato fuoco per liberarsene: oggi è uno dei cani più sereni che io conosca.
Avete seguito tutti la storia di Raùl, che era stato lasciato a morire di fame e di sete in una casa abbandonata: anche lui, prima di cadere vittima di una terribile malattia, era stato capace di superare quel terribile trauma e di diventare un cane davvero felice, anche se nel suo caso la mano esperta c’era voluta, perché i problemi comportamentali c’erano. Però si era “tirato fuori” anche lui: e certo, stiamo parlando di cani che sono finiti in mano a persone competenti… ma stiamo anche parlando di casi limite, di passati che nessun essere umano, probabilmente, avrebbe saputo superare e dimenticare.
rifugio3I cani sì. I cani ce la fanno. Forse perché la loro mente è più semplice, forse perché non capiscono i perché e i percome. Le cose, per loro, succedono e basta: senza responsabili, senza colpevoli, senza nessuno da odiare o da cui pensare di essere odiati.
Restano ferite nei loro corpi, a volte anche nella loro mente: ma quasi sempre sono ferite facilmente curabili.
Basta far capire loro che non c’è più nulla da temere, che sono al sicuro e che possono ricominciare a vivere: e loro ricominciano, sempre pronti a rimettersi in gioco.
Perché se c’è una cosa che i cani sanno benissimo (e noi, a volte, no) è di avere una sola vita e di dover prendere tutto quello che dà, nel bene e nel male. Quando arriva il bene, il male si mette via.  Si lascia alle spalle, si riparte da zero.
Si torna a godersela, questa singola e unica vita, più che si può.
I cani del canile, nella stragrande maggioranza, hanno già dimenticato il passato e sono pronti a ripartire.
Certo, anche loro hanno un subconscio, anche loro hanno dei segni difficili da cancellare: ma quasi sempre ci riescono.
E se per i casi estremi occorrono mani esperte, per tutti gli altri (che sono, appunto, la maggioranza) bastano persone normalissime, anche alle prime armi, anche al primo cane.
Non basta “l’ammmmore”, come ripeto sempre: ma basta un po’ di consapevolezza, basta aver voglia di capire cos’è un cane  e cosa si aspetta dalla vita (e da noi, che di quella vita diventiamo responsabili).
Ieri ho pubblicato una nota di Carmen Pasquali, che mi è piaciuta molto: ne riprendo qui un brano, perché sono assolutamente d’accordo con lei con questo concetto:
Le uniche cose certe di cui hanno bisogno TUTTI i cani sono:
- sentirsi parte integrante di un gruppo
- ricevere regole, limiti e direttive
- veder soddisfatti i loro bisogni primari e secondari
- avere una guida sicura che gli mostri il cammino
- avere certezze, sicurezza, protezione
- avere una figura di riferimento che gli infonda fiducia, calore e serenità
- sentirsi utili e avere qualcosa da fare
- ricevere amore e rispetto
- ricevere un’educazione adeguata al suo carattere
- svagarsi, socializzare, giocare
- relazionarsi in modo soddisfacente con i membri famigliari
- ricevere un insegnamento gratificante, adattato al carattere e all’individualità dell’allievo, che lo renda abile ad obbedire  quando richiesto.
rifugio4Sono cose che, con un minimo di cultura cinofila e un po’ di buona volontà, qualsiasi persona può offrire a qualsiasi cane.
Sì, certo, ci vuole anche l’amore (quello con una “emme” sola: quello vero, realistico, rivolto al cane per ciò che è e non a qualche figura mitologica partorita dalla nostra mente e mai esistita nella realtà): ma l’amore serve soprattutto a NOI per poter dare al cane tutte quelle cose lì.
A lui, per dirla tutta, non è che importi poi molto di essere amato. A lui interessa essere rispettato, sentirsi al sicuro, sapere che può contare su di noi.
Cani complicati, quelli del canile? Ma va là.
In grandissima parte, lo ripeto, esclusi i casi particolarmente difficili come quelli dei cani deprivati (e in generale tutti quelli che i traumi li hanno subiti in età infantile, quando i segni rimangono profondissimi e talora indelebili), i cani del canile sono cani che aspettano solo di potersi godere nuovamente la vita. E spesso se la godono ancor più degli altri, perché sanno che cosa significa “vivere male” e quindi apprezzano più degli altri il “vivere bene”.
rifugio5Certo, qualche problemino può esserci: alcuni mostrano sintomi di ansia da separazione (ma di solito, per chi esce da un canile, si tratta di un fenomeno passeggero: una volta assodato che non saranno più abbandonati, i cani si calmano); altri non ricordano  – o non hanno mai saputo – che non si deve sporcare in casa, e allora bisogna insegnarglielo come si fa con i cuccioli (ma un cucciolo può metterci settimane ad imparare, mentre un adulto di solito ci arriva in due giorni); qualcuno non conosce l’educazione e magari abbaia troppo, o fa feste troppo esuberanti, o ruba il cibo dal tavolo: niente a cui non si possa rimediare con un programmino di educazione.
Insomma, pensare che il canile sia una sorta di clinica per disadattati mentali è davvero sbagliatissimo: certo, qualcuno c’è, ma non è assolutamente quella la media.
L’importante è trovare un canile in cui lo scopo dei gestori, o dei volontari, sia quello di affidare il cane giusto alla persona giusta, e non quello di “levarsi di torno” qualsiasi cane affibbiandolo a chicchessia. Purtroppo succede anche questo, e purtroppo è proprio questo il motivo per cui qualcuno pensa che l’adozione sia sempre ad alto rischio.
Però non è così: è ad alto rischio solo quando la cosa è gestita da umani incapaci.
Ma è sufficiente, ancora una volta, far funzionare il cervello – e non soltanto il cuore – per informarsi un po’ prima, sentendo magari le voci di persone che hanno adottato cani prima di noi, per capire dove si può andare con fiducia e da dove, invece, è meglio tenersi alla larga.
Dopodiché il cane giusto – il cane “normale”, il cane-cane – lo troveremo sicuramente e potremo portarcelo a casa senza alcun timore.  Perché lui aspetta soltanto di ricominciare a vivere: e il passato… è passato.


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